TALEN


A.C.-D.C

Io sono Talen, e il mio lavoro è arruolare anime per conto di God.
All’apparenza sembro un comune mortale, ma non è così. Sono morto e ritornato centinaia di volte. Il mio potere? Consigliare! Conosco tutte le arti e le scienze, posso unire o dividere qualsiasi cosa materiale o spirituale. Sono il custode di Amos, l’arma più potente dell’universo.
Questa è la mia storia.

La razza umana così come la conoscete, è stata creata per un preciso scopo, è un esercito di anime destinato a combattere una guerra non sua. Una guerra che prima o poi dovrà finire, e dichiarare un vincitore tra God il ribelle, e Bael la furia, figli di Eloh il creatore.

Anno 400 a.C.
Sto cavalcando nella valle di Clusium, la mia destinazione è la Grecia.
Questa è un era di guerre violente. God e Bael non si risparmiano, e creano eserciti opposti di uomini, con il solo scopo di combattere per loro.
Il sole sta per ritirarsi, quindi decido di cercare un rifugio per la notte. Noto uno spazio adatto ai piedi di una collina. Lo raggiungo, scendo, e tramite i miei poteri faccio un incavo nella roccia, poi con del legno e foglie creo un morbido giaciglio, è estate inoltrata, non ho bisogno di coperte.
Dopo aver soddisfatto la fame e la sete, sia mia che di Luce, il mio fidato destriero ed unico amico, mi corico. Mi addormento e sogno… sono a casa… sono a Gan, e con me c’è Mati, la mia amata figlia. Giochiamo, stiamo costruendo un bastone, per me sarebbe facile, immediato, ma voglio godermi questi momenti di gioia.
Sto piegando il manico, e chiedo a Mati di legarlo, in modo che il legno una volta adattato alla sua nuova forma, non si raddrizzi più.
Mati mi guarda e mi dice: “Padre, è proprio bello questo bastone, quando è pronto me lo regali?”
“Ma certo Amore mio, vedrai, sarà il bastone più robusto che esista.” le rispondo… ma all’improvviso… mi ritrovo da solo, e non sono più a Gan. Non c’è più Mati, non c’è più nessuno. Chiamo Ann mia moglie, ma niente, provo con Mati, stesso risultato!
Sono solo in un posto che sembra un deserto… faccio per muovermi, ma mi accorgo che pian piano la sabbia mi sta inghiottendo… cerco di uscire, ma più mi dimeno e più sprofondo. Ormai ho la sabbia fin quasi al collo, allungo le mani per aggrapparmi e trovo qualcosa.. è il bastone… lo stesso che stavamo costruendo poco prima. Lo afferro…ma ormai la sabbia mi ha inghiottito, inizio a girare, sto sprofondando… sento che sto perdendo i sensi… cado…cado! Dove sono? Tutto intorno a me è lucente… non riesco a vedere niente… quando sento una voce che mi annuncia: “Talen! Generale Talen… sei stato scelto per cercare una soluzione a questa guerra voluta dai miei figli. Hanno creato una nuova razza che combatta per loro, sarà una guerra lunga e dolorosa, ma Io non voglio che quella razza si estingua, vedo in loro una parte di me. Se vince Bael, non ci sarà scampo per loro, saranno condannati alla dannazione eterna. Per questo andrai su quel pianeta, e cercherai di salvarli. Prendi! In questo bastone ho racchiuso un arma micidiale e potentissima. Portala con te e usala a fin di bene. Eloh ha parlato!”
All’improvviso mi sveglio tutto sudato, agitato… il sogno mi ha ricordato tutto il dolore che mi porto dentro.
Orami è l’alba, decido di rimettermi in cammino. Faccio poca strada, quando sento chiamare aiuto, è una voce acuta, ed urla di disperazione. Sprono Luce, e mi dirigo verso quelle grida.  Giungo in cima ad un promontorio, da quassù vedo una ragazza che si è rifugiata in cima ad un albero. Sotto alcuni uomini, tutti con barba lunga e ben armati che la minacciano, ne conto sei. Vogliono che scenda immediatamente, altrimenti sarebbero saliti loro a prenderla e l’avrebbero buttata giù. Ascolto, e mi rendo conto che la fanciulla non può capirli, parlano lingue diverse. Io comprendo e parlo tutte le lingue di questo mondo. Devo aiutarla, così li raggiungo.
Quando gli uomini si accorgono della mia presenza, si girano verso di me imbracciando armi di vario genere, mazze, spade e lance. Mi fermo a pochi metri da loro, li guardo bene… certo, sono dei Goti, un popolo guerriero che dovrebbe vivere più a Nord. Sono dei barbari che saccheggiano, conquistano terre e popolazioni.
Sono stato creati da Bael, tanta furia è tipica delle sue milizie.
Mi osservano in silenzio, ma intanto alcuni di loro si spostano di lato, cercando di accerchiarmi.
Non c’è dubbio che vogliano attaccarmi. Un istante prima che partano, gli domando cosa stanno facendo. Questo li sorprende un attimo, chiaramente per loro è inusuale sentire qualcuno che parli la loro stessa lingua. Quindi, quello che può sembrare il capo mi domanda con voce rude: ” Chi sei? Non ti abbiamo mai visto, come fai a parlare il nostro dialetto?”
Decido di rispondergli solo per sapere qualcosa in più: ” Mi chiamo Talen, vengo da lontano e parlo più lingue. Ora dimmi, perché vi siete spinti così lontano dai vostri territori? ”
Guardandomi con aria di superiorità, mi risponde: “Io sono Urial, e questi sono i miei uomini. Siamo esploratori del grande popolo dei Goti. Ci prendiamo quello che vogliamo, e questa fanciulla diventerà nostra schiava. Inoltre, ti dobbiamo ammazzare! Nessuno deve sapere che ci siamo spinti fino a qua.” e mentre finisce la frase, alcuni dei suoi guerrieri mi attaccano.
Due a destra, e due a sinistra, mentre quello di fronte mi scaglia contro la sua lancia. Chiudo gli occhi, e giungo le mani davanti al mio petto. La lancia si blocca proprio in mezzo ai palmi, e rapidamente con un colpo secco, la infilo nel collo del primo alla mia destra trapassandolo, così da infilzare anche il compare alle sue spalle. Subito mi rigiro a sinistra, blocco il primo prendendolo per il collo, e lo sollevo da terra fino a portare la sua brutta faccia all’altezza della mia. Gli impedisco di respirare quel tanto che basta per farlo svenire, mi serve vivo. Gli strappo la spada dalla mano, e sferro un colpo mortale al secondo guerriero, mentre Luce si porta al fianco di quello che mi aveva scagliato contro la lancia, in modo che possa colpire anche Lui, e subito dopo posare la punta della spada sotto la gola del capo, che guardandomi con aria incredula, rimane pietrificato.
Lo fisso, e nei suoi occhi vedo tutta la gente che ha ucciso. Rivedo gli uomini, i vecchi, le donne, ed i bambini che ha trucidato nel saccheggiare quello che gli si poneva davanti. Rivedo le sue risa e la sua baldoria nel festeggiare quei massacri.
Allora prego e chiedo perdono, poi gli sferro un colpo alla gola. Ha finito di causare dolore.
Alzo la testa, e vedo la fanciulla terrorizzata con gli occhi sbarrati e pieni di lacrime. La rassicuro, e gli chiedo di scendere, ormai il pericolo è passato.
Mentre la ragazza esegue, non senza timore, vado dal barbaro che avevo lasciato svenuto, da lui voglio qualche informazione in più. Lo alzo e lo sveglio, mi serve vigile per addentrarmi nelle sue conoscenze.
L’uomo mi guarda con sguardo interrogativo, ma Io non lo degno di una parola, so che non mi direbbe niente, quindi uso i miei mezzi per sapere. Con i pollici gli premo le tempie, chiudo gli occhi, ed inizio ad esplorare la sua mente. Anche in Lui vedo le atrocità commesse, e vedo il loro accampamento. Ci sono tanti uomini che si muovono, si stanno preparando, certo… vogliono invadere l’Etruria e spingersi fino a Roma. Ecco a cosa servivano gli esploratori.
Mi giro verso la fanciulla, sta ancora tremando. La guardo e la invito ad andare a casa, di avvisare tutti i suoi conoscenti, perché tra breve quei posti non saranno più sicuri per loro: ” Dovete andare via! Prendete le vostre cose e rifugiatevi a Roma. I barbari non aspetteranno molto ad invadere queste terre. Avvisate chi potete, e gli avamposti di Roma, sperando che vi credano.”
La fanciulla sembra non capire, è ancora molto scossa, ma poi mi fa un cenno di assenso, mi abbraccia ringraziandomi, e poi si allontana velocemente. Sentire il calore di un abbraccio mi rattrista sempre, riaffiorano i miei momenti di pace e tranquillità ormai perduta, ma non ho tempo per soffermarmi sui miei ricordi.
Intimo al barbaro di tornare nel suo accampamento, in modo che avvisi il suo popolo che, l’effetto sorpresa è svanito, e di ritornare a casa dalle loro donne.
L’uomo, facendomi un cenno d’intesa col capo, inizia a correre verso Nord.
L’ho risparmiato perché spero riesca a convincere i Goti, di non iniziare una guerra che seminerà solo morte e terrore.
Non servirà! L’uomo non raggiungerà mai il suo campo. Verrà ucciso la sera stessa da un orso, sicuramente mandato da Bael, che voleva questa guerra.
Devo riprendere il mio cammino, in Grecia mi aspetta una missione importantissima. Devo fare presto!

Milano ai giorni nostri.
Sono seduto in un caffè, e la donna mi guarda come se fossi un visionario. Ha gli occhi sgranati e non sa se alzarsi ed andar via, o continuare a sentire la storia di quello che, Lei crede un matto qualunque a piede libero.
La donna è bella, bionda, con un viso particolare, si chiama Mia.
Ha chiaramente dei connotati nordici, il suo corpo ne tradisce le origini. Inoltre la sua costanza, me ne da conferma. Come sono cambiati nei secoli i popoli del nord, da tribù di barbari, a popolo mite e disciplinato.
Oggi non sembra neanche che li ha creati proprio Bael la furia, con il solo scopo di conquistare ed eliminare l’esercito di God. Sicuramente da quando Eloh ha stabilito il libero arbitrio, qualcosa in loro è cambiato.
Guardo Mia con aria molto pacata e le dico: ” Sa una cosa? In Lei esistono le cellule e gli atomi dei Barbari, e per la precisione, lo 0, 97 % del suo corpo e della sua mente sono formati da quella che una volta era Arda, una donna guerriera.”
Perplessa, non sa se rispondermi, ma dalla sua bocca esce la classica domanda ironica: ” Ah si! E mi dica, come fa a dirlo? Aspetti che indovino… gliel’ha detto Vercingetorige vero?”
Sempre mantenendo la calma le rispondo:” Veramente, Vercingetorige era il capo degli Arverni, un popolo completamente diverso dai Marcomanni, di cui faceva parte Arda. Poi non era molto istruito, e non poteva certamente conoscere la matematica così come la conosco Io.” ed indicando un uomo sulla cinquantina, quasi calvo e tarchiato, continuo: ” Vede quell’ometto laggiù? Lui ha lo 0,36 degli atomi di Pitagora. Sicuramente è un ingegnere.”
La donna con aria tra la seccatura e il divertito, si alza, va dall’uomo e ci scambia tre parole.
Ritorna al tavolo e mi intima: ” Basta con gli scherzi! Lei lo conosce, sarà un suo amico.”
Ed Io: ” Mai visto in vita mia, glielo chieda se vuole.”
Lasciando che si calmi continuo: ” Il vostro organismo è formato per il 73,845 % d’acqua. Una molecola d’acqua ha una massa di circa 3×10 alla -23°, mentre la massa di tutti gli oceani è pari a 3×10 alla 46°. Prendiamo una quantità di quest’acqua che ora fa parte del suo organismo, diciamo l’ 8,3×10 alla 24° ed applichiamo la formula:
(3×10 alla 46°) / (8,3×10 alla 24°)=3,6×10 alla 21°.
Significa che in Lei, ci sono (8,3×10 alla 24°) / (3,6×10 alla 21°) = 2300 molecole di acqua ed atomi che erano di Arda.” Come vede, non solo è possibile, ma diciamo quasi certo. Di come poi,  Io so che le sue sono proprio di quella persona, piuttosto che di altre vissute secoli fa, è un altra storia.
La donna mi guarda sconvolta. Evidentemente non ha capito nulla di quello che gli ho detto, ma qualcosa in Lei è cambiato. Sembra più propensa a darmi retta ora, e mi domanda: ” Bene! Dopo questa lezione, di non so neanche come chiamarla, mi spiega perché Io, e cosa vuole da me?”
Allora le rispondo: “Veramente è Lei che mi ha cercato. Le ricordo che mi sta seguendo da una settimana. Sempre in Lei però, ho visto la sua determinazione, e la sua buona fede. Il suo lavoro di giornalista poi, in questi tempi è meglio di un arma convenzionale, e può aiutarmi.”
Abbassando lo sguardo, a riconoscere la verità delle mie parole aggiunge: ” Ha ragione, mi scusi. Ma dopo quella sera, e quello che mi è sembrato di vedere… mi scusi ancora. Ma come posso aiutarla? Per che cosa poi?”
Alzandomi la invito a seguirmi. Una volta fuori dal locale, le prendo le spalle e la congedo così: ” Mi ascolti! Il mondo come Lei lo conosce sta subendo un cambiamento epocale, e l’uomo dovrà fare una scelta di vita, da cui dipenderà la sua stessa sorte. Io posso aiutarvi e consigliarvi quale prendere, ma gli ostacoli saranno immensi, a volte per Lei incomprensibili, ma si fidi. Ho iniziato a raccontarle chi sono, e pian piano le racconterò tutto,ogni cosa ha il suo tempo. Ora devo andare, a breve mi farò sentire Io. Buona serata.”
M’incammino, e girandomi la guardo ancora, percepisco la sua confusione, e non sa se credermi. Io so però, che dentro di Lei, Mia qualcosa ha percepito.
Sarà una lunga storia! Un sorriso di speranza appare sul mio volto. Alzo gli occhi al cielo, e prego… sento che finalmente forse potrò ritornare a casa. Riprendermi la mia felicità e rivedere la mia amata famiglia.

La guerra tra Bael e God, dopo secoli sta volgendo al termine… ed Io, devo salvare quante più anime possibili.